Paolaki

pensandoci su

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Scotch

Stanotte ha piovuto ancora, terzo giorno consecutivo, quindi niente raccolta olive. Per fortuna (?) mi arriva un’inattesa offerta di volantinaggio che dovrebbe fruttarmi la stessa (misera) paga giornaliera. Esco, raccolgo il materiale e comincio ad andar per negozi chiedendo il permesso di attaccar locandine. Fuori ricomincia a piovigginare.

Le olive si raccolgono in campagna e, almeno per chi lo fa solo ogni tanto, c’è anche una ricompensa estetica  - gli odori, il paesaggio umbro, mangiar panini sdraiato tra gli ulivi - che distrae e una salutare fatica fisica che appaga. Ma mentre strappo pezzetti di scotch in città, a Terni, non posso che pensare a quanto ciò sia lontano dalle mie aspettative e sbagliato rispetto ai miei titoli e talenti. Ripenso a quando ero in viaggio: ovviamente tutti gli ospiti chiedevano ragione della mia impresa; io rispondevo che tra le altre cose c’era il forte desiderio di lasciare quest’Italia marcia e dipingevo il quadro che risultava sempre sorprendente per chi mi ascoltava (all’estero conoscono Berlusconi per la frequenza delle gaffe più che per la violenza  dei danni che ha fatto, e a ben pensarci questa strategia si è rivelata vincente anche oltreconfine, ammesso che ne fosse interessato). In Francia lo iato con la situazione dei miei coetanei era lampante. Il caso più evidente fu ad Arras, da una simpatica coppia di ventiquattrenni laureANDI in lettere. Stavano finendo l’ultimo anno di master (l’equivalente della nostra specialistica) e stavano già lavorando nelle scuole come assistenti all’insegnamento ma già con incarichi autonomi (preparare lezioni, correggere compiti). L’anno successivo sarebbero automaticamente entrati di ruolo. Non ebbero alcun pudore a mostrarmi la loro busta paga: poco più di 1700 euro lordi, un netto di circa 1450 se ricordo bene. Ripeto: 24 anni, non ancora laureati, 1400 euro al mese. I due erano pacsés, avevano stretto cioè un’unione civile, vivevano in un grande appartamento per il quale pagavano un affitto bassissimo grazie agli aiuti statali, erano entusiasti della loro situazione e ovviamente increduli nei confronti della mia. Quando gli chiesi quale fosse il loro rapporto con la patria mi risposero sereni che erano contenti di stare lì e di contribuire, mi dissero letteralmente che era tempo di dare indietro quanto avevano ricevuto.

Ecco, io una speranza di una vita comune così (non di coppia, ma di “generazione”, di cittadinanza) non l’ho mai provata nella mia vita adulta. Questo pensavo stamattina mentre strappavo pezzetti di scotch.

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    condivido tutto....hanno guardata malissimo quando ho spiegato
  2. paolaki posted this